Una
delegazione di Hoan Kiem (il quartiere di Hanoi dove si svolge il nostro
progetto) è stata ospite in Italia dal 5 al 12 maggio 2002.
La
delegazione è stata ricevuta dal Comune di
Bologna, nella persona del Vice-Sindaco ing. Salizzoni, che
ha offerto l’occasione di incontrare il Provveditore agli studi della
città di Bologna e rappresentanti di varie associazioni, fra cui
l’Associazione Industriali, la Camera di Commercio e la Legacoop di
Bologna.
All’incontro
era presente l’ambasciatore della
Repubblica socialista del Vietnam in Italia, con alcuni suoi
collaboratori, e questo ha permesso un primo contatto in vista di
possibili iniziative di cooperazione.
All’Università
di Bologna, la delegazione è stata ospite del Dipartimento di Scienze
dell’educazione, dove è stata accolta dal Rettore, ing. Calzolari, dal
Pro Rettore per gli affari internazionali, prof. Grandi, dal Direttore del
Dipartimento, prof. Canevaro, e dalla dott.ssa Traversi del Centro di
Documentazione.
Nell’ambito
di un dialogo sull’incontro fra culture
diverse
nella scuola, la signora Phuong ha ricordato che l’apertura a una
molteplicità di culture è usuale nelle scuole del Vietnam, un paese in
cui convivono 54 minoranze etniche. Oltre a una lingua comune (quella
dell’etnia maggioritaria) i bambini di ciascuna minoranza imparano a
scuola anche la propria lingua.
La
signora Phuong ha poi sottolineato che i vietnamiti sono aperti a imparare
dagli altri, ma sono anche consapevoli dei rischi della perdita della propria
identità. Questo principio, afferma, deve essere applicato non
solo nell’educazione, ma in tutti i settori.
Dopo
aver delicatamente ricordato che l’Università di Hanoi è di dieci anni
più antica dell’Università di Bologna, ha auspicato un sostegno da
parte di quest’ultima nel settore dell’educazione.
Si
è quindi riallacciata a quanto il prof. Canevaro aveva detto in apertura
del suo discorso (“Vietnam” significa capacità di resistenza, una
cosa di cui abbiamo molto bisogno), ricordando che tutti i vietnamiti,
vecchi e bambini compresi, hanno
la volontà di difendere l’indipendenza del proprio paese. Ed ha
aggiunto: tutti sanno quanto è costata la guerra; per questo nel cuore di
ognuno c’è un grande amore per la pace. Non per nulla l’Unesco ha
dato ad Hanoi il titolo di “città della pace”.
A
Bologna, la Delegazione ha trascorso una mattinata nella Scuola
elementare Cesana, ospite dei bambini della terza A e della
terza B che avevano avviato un dialogo a distanza con i bambini di Hoan
Kiem: i bambini della scuola avevano provato a mettersi nei panni dei bambini di
strada e avevano lavorato a costruire piccoli manufatti che poi avevano venduto per la
strada, contando centesimo per centesimo il loro guadagno: quasi mille
euro, che hanno consegnato alla Delegazione insieme a tre libri di fiabe
interamente scritte, illustrate e "pubblicate" da loro (con
tanto di traduzione in vietnamita) per i nuovi amici di Hoan Kiem.
Una
maestra racconta quell'indimenticabile giornata: "42 bambini,
alcuni genitori che si erano presi apposta un giorno di ferie, le
maestre, le educatrici, la mia mamma che teneva il pasto in caldo per
tante persone, la Dirigente Scolastica, la Presidente del Quartiere...
tutti aspettavamo con impazienza i nostri ospiti. Ci fu un incontro
formale, nell'aula di informatica. Poi entrarono in scena i ragazzi, con
uno spettacolo preparato appositamente per festeggiare la Delegazione.
Eravamo pronti a cantare e danzare. Non sapevamo che avremmo riso e
pianto insieme, che la Delegazione vietnamita ci avrebbe fatto il regalo
di cantare e danzare con noi, che la vicesindaco di Hoan Kiem, la
signora Phuong, ci avrebbe spiegato alcuni disegni dei bambini di Hanoi.
Sapevamo invece che avremmo lanciato in cielo, affidandoli al vento e a
dei palloncini colorati, i nostri pensieri di
pace. Pochi giorni dopo, l'UNICEF ci ha domandato di
pubblicarli. Dove soffiava il vento quel giorno?".
A
Marzabotto, la
delegazione si è incontrata col Sindaco Andrea De Maria, con i funzionari
del Comune e con il Consiglio Comunale, esprimendo sentimenti di
riconoscenza per l’impegno svolto e per la disponibilità.
Alcuni
membri della delegazione hanno fatto visita alla scuola
elementare di Panico e alla scuola
materna di Pioppe, dialogando con i bambini a partire da una
serie di disegni dei bambini vietnamiti, che raccontavano per immagini ai
bambini italiani la propria vita, le proprie feste e i propri giochi.
La
delegazione ha visitato anche la Scuola di
Pace di Monte Sole,
dove ha incontrato il presidente Vittorio Prodi.
Sabato
11 maggio ha avuto luogo l’evento più atteso: nella sede universitaria
di San Giovanni in Monte, la delegazione ha potuto incontrare Romano
Prodi, Presidente della Commissione Europea.
Romano Prodi ha espresso il suo apprezzamento per il lavoro svolto
nell’ambito del progetto e ha manifestato il suo interessamento perché
il progetto possa raggiungere i suoi obiettivi.
“Si
tratta, ha affermato, di obiettivi importanti: occupandosi dei giovani,
questo progetto effettua un investimento
sul futuro dell’intera umanità;
promovendo possibilità di incontro fra culture diverse, agisce in
positivo su uno dei problemi che oggi la nostra Europa sta affrontando”.
Per
tutto il periodo del suo soggiorno in Italia, la delegazione è stata ospite
dell’Associazione Dialoghi, collaboratrice del progetto, che
si è avvalsa per l’ospitalità dell’Ashram della Trasfigurazione, a
Malfolle (Marzabotto).
Il
fatto di essere accolti in maniera familiare, di poter cucinare i propri
cibi usuali, di non trovarsi nell’anonimità di un albergo, in spazi
ristretti, è stato molto apprezzato dai vietnamiti e ha contribuito a
creare rapporti di reciproca fiducia e amicizia.
Quando
Arrigo Chieregatti è tornato ad Hanoi all’inizio di luglio, si è reso
conto di quanto fosse cambiato il loro atteggiamento: la
dimensione “informale”
del soggiorno in Italia aveva abbattuto le barriere dell’ufficialità,
creando i presupposti per una collaborazione più ampia e più autentica.
Da tutto ciò stanno nascendo altri progetti, che vedranno altri partner
impegnati a sostenere le autorità vietnamite nelle loro difficili
politiche sociali.