Home ] Chi siamo ] Incontri e notizie ] Vietnam ] Documenti ]

Viaggio verso l'altro
Nel novembre 2002, un

Non ci sono bastati 12 giorni in Vietnam per tornare in Italia e dire: “Ora vi raccontiamo cos’è il Vietnam”.

Ci siamo rese conto che non basterebbero mesi o anni di vita in quel paese per poter tornare e dire: “Ora vi raccontiamo chi sono i vietnamiti”.

Un’altra cultura, come possibilità d’incontro e di dialogo.

Un viaggio verso l’altro per tornare e dire: “Forse abbiamo capito qualcosa di più di noi stesse”. Tutto ciò che raccontiamo non è il Vietnam, non sono i vietnamiti, ma è un “viaggio”, reale e metaforico, di crescita personale.

Il Vietnam è un paese proiettato verso il futuro e cerca da noi dei suggerimenti per affrontare i problemi che noi abbiamo affrontato tanti anni fa. Però prima di tutto bisogna stabilire se le nostre soluzioni hanno dato dei risultati validi o c'è qualcosa da ritoccare. Forse il progresso del Vietnam sarà cercare di integrare le nuove tecniche con la sua cultura basata prima di tutto sulla persona e non sul guadagno.

Arrivata ad Hanoi una nuvola di rumori, colori e odori mi avvolge. Alloggiamo nel quartiere vecchio. Stradine e viuzze tutte simili sono animate di negozianti, motorini e venditori ambulanti. I negozi sono aperti sulla strada, non c’è porta, solo una serranda per la chiusura notturna. Ogni via è specializzata nella vendita di una merce specifica: la via della latta (rumorosissima!), la via delle erbe medicinali, la via delle stoffe…

In Vietnam è difficile incontrare bambini soli, bambini che litigano, bambini che chiedono elemosina. Anche i bambini orfani e abbandonati sulle strade non sono mai soli. Forse questo può farci riflettere sui sentimenti di competizione e concorrenza così diffusi nella nostra società, trasmessi anche ai bambini. Forse i bambini del Vietnam possono iniziare a farci riflettere sulle nostre solitudini.

Dalle 6 alle 7 della mattina, in riva al lago, tutti i vietnamiti si ritrovano per fare ginnastica. C’è anche un altoparlante che guida i movimenti, mentre contemporaneamente c’è chi corre, chi marcia, o chi ha portato un registratore con musica per accompagnare i movimenti del tai-chi.

In Vietnam è evidente uno spirito di comunione, di coesione e di vita di gruppo. Se un negoziante non ha il prodotto che tu desideri, che invece c’è nel negozio accanto, lo prende dal negozio vicino, lo vende e poi divide i soldi. Se provate a dare un panino a un solo bambino di un gruppo, vedrete questo dividerlo con gli altri. Non è concepita, forse per la loro struttura politica comunista, l’idea di competizione, di concorrenza.

Una mattina siamo andate a messa nella cattedrale vicino al nostro albergo e, con grande meraviglia, abbiamo scoperto che all’interno di un rituale identico al nostro sono inseriti elementi culturali che lo caratterizzano: le immagini dei santi sono disegnate insieme al fiore di loto (fiore-simbolo nel buddismo), lo scambio del segno di pace viene fatto con un piccolo inchino del capo (senza darsi le mani), uomini e donne sono separati, le suore hanno abiti scuri ma confezionati secondo lo stile tradizionale vietnamita, ogni parola è cantata e la melodia dei canti è simile a quella che abbiamo sentito nella pagode buddiste.

Un'altra cosa che mi ha colpito è la loro concezione del "tempo". Erano tutti molto indaffarati ma non sembrava che avessero fretta, almeno non come io la percepisco in Italia (cioè accompagnata da un grande nervosismo e faccia scura non appena qualcuno ti parla, perché ti fa "perdere tempo”).

Carla e Sara

Sono partito per il Vietnam pieno di idee e di documenti per assolvere  il compito che mi era stato assegnato: relazionare sulla formazione professionale ed i centri di aggregazione di Rimini.

Mi è capitato più volte di partecipare ad incontri di scambio con altri paesi europei sui temi del disagio giovanile e della formazione professionale; in questi scambi è molto importante far passare le proprie idee, le proprie metodologie e l’importanza dei propri modelli operativi.

Una volta giunto in Vietnam ho buttato via sia i documenti  che le mie convinzioni: non servivano a nulla! I vietnamiti mi hanno messo in condizione di confrontarmi con loro, non mi hanno chiesto nulla di quello che normalmente chiedono i partners  europei. Volevano parlare di modernizzazione, di esperienze, volevano programmare incontri per conoscerci.

Del Vietnam mi hanno colpito le persone, i loro volti, la loro creatività, le loro idee ed il loro sorriso; mi hanno stupito le botteghe artigianali, distribuite lungo le strade di Hanoi, dove l’uomo progetta,  crea e vende;  in particolare la  relazione che instaurano con il “cliente” durante il tentativo di vendita del prodotto finito mi ha entusiasmato; una relazione che ha soprattutto l’obiettivo e la curiosità di conoscere la persona interessata all’acquisto.

Mi ha colpito una frase di un’insegnante di Hanoi che, parlando di modernizzazione, durante i lavori del convegno, ha detto: “Ci vuole il giusto rapporto tra lavoro e sentimento, ed è per questa ragione che la nostra filosofia è migliore della vostra occidentale”.

Bisogna creare le condizioni per continuare questo  confronto; da parte mia mi sono mosso affinché questi scambi continuino anche qui a Rimini. Credo che potrà essere molto interessante scambiarci informazioni sulle reciproche esperienze di formazione professionale, su come intendiamo dare risposte ai giovani svantaggiati, su come offrire loro opportunità lavorative.

Come paesi occidentali siamo troppo presi a far passare i nostri modelli. Credo che dai vietnamiti dovremo imparare molto anche da un punto di vista culturale.

Guido

Precedente Su Successiva