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Via da casa, perché?
riflessioni di Chien Tang, un volontario vietnamita

   

sulle rive 

del lago di Hoan Kiem,

il "Comitato

dell'infanzia"

organizza

Andare via da casa. È tutta colpa del bambino, oppure no?

“Molto tempo fa, una madre e suo figlio vivevano in una casetta ai piedi di una montagna. Il figlio era molto indisciplinato e cercava sempre l'occasione per attaccar briga.
Sua madre era molto turbata per questo. Una volta venne sgridato dalla madre per uno scherzo di cattivo gusto. Lui se ne andò, abbandonando la povera madre, che pianse tanto, fino ad esaurire le sue forze, e morì. Quando il ragazzo si accorse del suo sbaglio, ritornò a casa. Ma sua madre non c'era. C'era soltanto un albero in mezzo al giardino. Perduta la madre, il figlio pianse amaramente e si pentì molto. Dopo aver pianto a lungo, si sentì stanco e affamato. Un ramo dell'albero si abbassò per accarezzarlo come facevano le mani di sua madre. Un frutto gli cadde fra le mani. Quando aprì il frutto, trovò che conteneva un latte dolce come il miele. La madre amava il figlio. Così, quando era morta, si era trasformata in un albero di 'melo stellato' per poter allevare suo figlio”.

Questa leggenda narra la storia dell'albero di “melo stellato”, e nello stesso tempo ammonisce i bambini disubbidienti, che non ascoltano i loro genitori: quando capiranno, sarà troppo tardi! E che cosa dire delle storie di oggi?

I bambini vanno via da casa, lasciano specialmente le campagne per venire in città a guadagnarsi da vivere. E' un problema grave per il Governo e per chi lavora in particolare con i bambini.
Chi ha ragione: il bambino della leggenda o gli altri? Per conoscere meglio il problema, sono andato al centro Phuc Tan per contattare i ragazzi che ci vivono.

Seduto di fronte a me c'è un ragazzo buono, tranquillo, sincero. Si chiama Cuong e fa il lustrascarpe nell'area del lago di Hoan Kiem. Gli ho chiesto di raccontare: “Sono andato via da casa perché ero arrabbiato con mio padre. A casa non fa altro che ubriacarsi e ci perseguita con le sue richieste. Mia mamma lavora duro per procurarci il cibo e lui spreca soldi nel bere. Sono venuto ad Hanoi per guadagnare un po' di soldi per aiutarla. Amo la mia mamma…”

Il ragazzo era molto commosso e non ho più osato chiedergli altro tanto la sua faccia era stravolta dall'emozione.

“E' a causa di mia madre e di mio zio che me ne sono andato”. Questa è stata la risposta di Huy, un altro ragazzo che viene dalla campagna, collega di Cuong.

“Mia madre e i suoi parenti disprezzano mio padre perché è povero, e odiano anche me. Mia madre si comporta sempre molto male con mio padre e tratta con insolenza anche mio nonno, il padre di mio padre. Mio zio non fa altro che insultarci dandoci dei parassiti e dei fannulloni. Odio mia madre e così me ne sono andato in modo che lo sappiano anche i suoi parenti.”
Mi sentii addolorato per Huy. Che cosa potrà mai fare a 16 anni, con la sua vita vagabonda e la sua valigetta di lustrascarpe?

In verità, a volte è la vita delle famiglie che spinge i ragazzi sulla strada. Lasciano la casa perché le loro giovani anime sono ferite e offese. I ragazzi sono molto sensibili alle manifestazioni di affetto nei loro confronti perché la loro affettività è in via di formazione.

E' come se le loro menti fossero state segnate dalle cattive parole e dagli atteggiamenti negativi nei loro confronti. Anche il babbo di Cuong o la mamma di Huy, come possono essere dei buoni genitori, quando loro stessi hanno dentro di sé un'immagine devastata della loro famiglia?

Ricordo una frase letta in un articolo intitolato “Ogni famiglia dovrebbe essere la vera terra per i bambini”, di Hoan Linh: “Ogni famiglia dovrebbe essere una solida fortezza per proteggere i nostri bambini…”. Ma penso che dipenda dai loro genitori - i custodi delle famiglie.

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