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Quale cooperazione?
di Arrigo Chieregatti

All’inizio di ottobre 2002 ho trascorso una settimana in Vietnam, insieme al prof. Bruno Amoroso, rappresentante del Comune di Roskilde per il nostro progetto. Ci era stato richiesto di essere presenti alla visita di un gruppo di esperti inviati dalla Commissione Europea per una valutazione del Programma Asia Urbs con riferimento ad alcuni progetti pilota, fra cui il nostro. E’ stata un’occasione importante, che ci ha permesso di esprimere il nostro parere su alcune questioni di fondo relative alla cooperazione internazionale.

Il primo anno di attuazione del progetto ha confermato quello che già avevamo compreso nella lunga fase di preparazione:  la conoscenza è estremamente ridotta, e più si “conosce”, più ci si rende conto di non conoscere. Nascono di qui alcune opzioni di fondo che caratterizzano il nostro progetto:

1. Rispettare le scelte dei partner vietnamiti, con la preoccupazione di non esportare le “nostre” soluzioni, di non scavalcare situazioni concrete che non conosciamo a sufficienza, di non proporre strumenti che potrebbero essere inadeguati rispetto alla cultura locale e alla fase che il Vietnam sta attraversando nel suo cammino socio-politico ed economico.

2. Offrire ai partner vietnamiti un supporto che permetta loro di sviluppare le proprie potenzialità, le proprie tecniche e le proprie politiche. Nel campo del disagio giovanile, ad esempio, abbiamo potuto verificare come un diverso modo di concepire e di vivere la famiglia e la comunità sociale conduca ad approcci diversi da quelli che in un contesto occidentale possono risultare i più efficaci.

3. Maturare una reciproca fiducia attraverso una lunga e paziente consuetudine di rapporti anche informali, per riuscire almeno in parte a oltrepassare la barriera delle “buone maniere” e a conoscere quello che c’è al di là. Lavorare per questo progetto ci ha resi consapevoli che non siamo “di casa” in Vietnam, e che non sarà il denaro che possiamo offrire che ci porterà ad esserlo, ma piuttosto il rispetto, l’ascolto e l’accettazione di quello che non siamo in grado di comprendere.

4. Valutare con molta cautela i trasferimenti di tecnologia. Spesso il trasferimento di tecnologia è una delle cause della mancata continuità di un progetto, perché si affida alla presenza di strumenti ciò che dovrebbe essere affidato a un effettivo scambio interculturale e alla possibilità offerta al beneficiario di una vera assunzione di responsabilità, anche decisionale. La tecnologia non è un elemento “neutro”, non è una variabile indipendente rispetto a una cultura. Portare strumenti tecnologici significa portare la cultura di cui sono parte integrante. Riteniamo quindi che debbano essere i beneficiari a valutare i tempi, i modi e gli strumenti adeguati alla loro situazione e alla loro condizione economica e sociale.

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