La recente crisi economica nel Sud-est asiatico ha colpito
in modo particolarmente pesante il Vietnam, ed è stata devastante per i
membri più deboli della società. In particolare sono stati colpiti i
bambini delle fasce più povere.
L’Unicef, cioè l’organismo delle Nazioni Unite che si
occupa dell’infanzia, afferma che le riforme attuate per passare a un
sistema economico maggiormente orientato verso il mercato hanno favorito
la crescita economica, ma hanno anche determinato drammatici
cambiamenti. Mentre cresce il divario fra ricchi e poveri,
l’introduzione di tariffe da pagare per l’assistenza sanitaria e per
la scuola ha reso più difficile e in molti casi impossibile l’accesso
a questi servizi. Così è cresciuto il numero dei bambini che lavorano,
dei bambini che vivono per le strade e dei bambini che diventano vittime
del mercato del sesso o di altre attività criminali.
Un fenomeno crescente negli ultimi dieci anni è
stato quello dei ragazzi di strada, purtroppo diffuso in tutti i
continenti. Si tratta di orfani o di bambini abbandonati o fuggiti da
una famiglia in cui erano maltrattati, ma più spesso si tratta di
minori spinti dalla povertà ad allontanarsi dalla campagna per
guadagnare qualcosa in città.
La loro esistenza è precaria, a rischio sul piano della
salute, indifesa di fronte alle mire della criminalità e minata dalla
mancanza di educazione e di affetto. Ma per molte famiglie povere,
quegli spiccioli guadagnati a fatica sono di vitale importanza. Ngoc,
una ragazzina di 14 anni, guadagna quasi due dollari al giorno vendendo
biglietti della lotteria. Ngoc spiega che in questo modo le sue tre
sorelline possono andare a scuola. E aggiunge: «Spero di guadagnare
abbastanza soldi per poter tornare a scuola anch’io, l’anno
prossimo…».
Mancano statistiche precise, ma si valuta che ci siano
circa 10.000 ragazzi di strada nella città di Hanoi, e 50.000 in tutto
il Vietnam. Sono cifre pesanti, ma ben lontane dalla realtà di altri
paesi del sud del mondo. In un paese come le Filippine, che ha un numero
di abitanti di poco superiore a quello del Vietnam, nella sola città di
Manila ci sono 200.000 ragazzi di strada…
Il governo vietnamita sta cercando di affrontare i
problemi dei minori con un dettagliato Piano d’azione, indicando una
serie di obiettivi che vanno dalla riduzione della mortalità infantile
e della malnutrizione alla riabilitazione dei bambini disabili (più di
un milione in Vietnam) e alla riduzione del numero dei minori in gravi
difficoltà.
In
questo contesto si è collocato il progetto, co-finanziato dalla
Commissione Europea, a cui ha collaborato l'associazione Dialoghi. Uno
degli scopi del progetto era quello di offrire un contributo di solidarietà ai ragazzi di strada
di Hoan Kiem, un quartiere centrale della città di Hanoi.
Circa 600 ragazzi cercano di guadagnarsi da vivere per le
strade di Hoan Kiem. L’Amministrazione locale vietnamita ha aperto una
Casa dove almeno qualcuno di loro possa trovare vitto, alloggio,
assistenza medica, sostegno psicologico e possibilità di frequentare la
scuola, magari dopo il lavoro. I ragazzi vengono aiutati a rientrare in
famiglia, quando è possibile, oppure vengono aiutati a imparare un
mestiere che permetta loro di guadagnarsi da vivere, quando hanno l’età
per farlo.
Hanoi, per la sua storia, è una città particolare. Non è
circondata da quartieri di baracche, come quasi tutte le città del sud
del mondo. Conosce la povertà, ma non il degrado di altre periferie
tristemente famose. E questo è un segno di speranza.
Il
progetto ha sostenuto l'Amministrazione di Hoan Kiem, rendendo possibile
un miglioramento delle attrezzature della Casa e un incremento dei
servizi resi ai ragazzi di strada e ai bambini svantaggiati del
quartiere.
Un’altra iniziativa sostenuta dal Progetto è il Centro
giovanile di Hoan Kiem, creato dall’Amministrazione vietnamita come
centro educativo, ricreativo e culturale per tutti i ragazzi del
quartiere.
Le attrezzature del Centro, che già disponeva di una piccola
sala da teatro, sono state migliorate e potenziate. I ragazzi di Hoan
Kiem trovano ora la possibilità di esprimersi attraverso il gioco, la
musica e il teatro. Hanno a disposizione strumenti per approfondire la
conoscenza e allargare gli orizzonti culturali.
Un aspetto importante è stato quello
di dare ai ragazzi della Casa di Hoan Kiem la possibilità di
frequentare il Centro giovanile insieme ai loro coetanei. Questo
contribuirà sicuramente alla loro integrazione nel tessuto sociale
della città.
Uno dei punti qualificanti è stata la scelta
di sostenere iniziative pensate e promosse dai vietnamiti, con il
preciso impegno che i partner europei si ritirino non appena avranno
fatto la loro parte. Andare in Vietnam, come in qualsiasi altro paese,
significa entrare in casa d’altri, e questo va fatto in punta di
piedi, chiedendo permesso, e con un profondo rispetto.