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Breve presentazione del progetto nei suoi elementi di particolare
rilevanza ai fini dello sviluppo del Programma Asia Urbs
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Questioni relative alla partnership tra città
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Questioni riguardanti il trasferimento di tecnologia, compresa la
questione della continuità del progetto
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Questioni riguardanti il Programma Asia Urbs e la cooperazione decentrata

1.
Breve presentazione del progetto nei suoi elementi di particolare
rilevanza ai fini dello sviluppo del Programma Asia Urbs
In rapporto agli obiettivi
generali e immediati del Programma ("il rafforzamento della
partecipazione dell’Unione Europea e il suo contributo allo sviluppo
socio-economico in Asia tramite l’assistenza fornita alle autorità
asiatiche nell’elaborazione di politiche e tecniche più adeguate per
affrontare lo sviluppo urbano” … “l’incremento delle relazioni
culturali, tecnologiche e commerciali fra l’Unione Europea e l’Asia”
(Programma Asia Urbs - Monitoring Guide, giugno 2000, 1.1) riteniamo che
l'elemento chiave del progetto VNM 007 sia l'importanza centrale
attribuita alla questione della reciproca conoscenza e scambio.
1.1. Il punto di partenza,
già emerso nella lunga fase di preparazione del progetto e confermato già
nel primo anno di attuazione, che la conoscenza è estremamente ridotta o
addirittura inesistente, e con più si 'conosce', più ci si rende conto
di non conoscere. Il tentativo (in atto nell'ambito del progetto) di
elaborare un "glossario interculturale" è emblematico. I
contatti fra rappresentanti delle tre culture (vietnamita, italiana e
danese) hanno messo in luce divergenze profonde non solo al livello del
significato che diamo alle parole, ma già a livello di metodologia e di
modo di concepire questo tipo di lavoro. Ci siamo resi conto che unificare
per meglio lavorare insieme significherebbe mortificare la libera
espressione dell'una o dell'altra cultura, e quindi vanificare il dialogo
e lo sforzo di reciproca conoscenza. I rappresentanti di ogni cultura
lavoreranno quindi secondo le proprie modalità, senza preclusioni: lo
scambio sarà alla pari, fondato sull'ascolto dell'altro.
1.2. Questa acquisizione
(non ci si capisce, non ci si conosce, non si parla la stessa
"lingua", in senso culturale prima ancora che puramente
linguistico) sta alla base di tutta una serie di scelte che caratterizzano
il nostro progetto:
- offrire un sostegno a due
iniziative già avviate e gestite dal Comitato Popolare di Hoan Kiem di
fronte al problema del disagio giovanile (Centro
di accoglienza per minori in difficoltà e Centro giovanile polivalente);
-
rispettare le scelte dei
partner vietnamiti all’interno degli obiettivi del progetto, con la
preoccupazione di non esportare le “nostre” soluzioni, di non
scavalcare la situazione concreta che non conosciamo a sufficienza, di non
proporre strumenti che potrebbero essere inadeguati rispetto alla cultura
locale e alla fase che il paese sta attraversando nel suo cammino
socio-politico ed economico; “assistere le autorità locali” (Monitoring
Guide, 1.1) a nostro avviso significa offrire un supporto che permetta
loro di sviluppare le proprie potenzialità, il proprio know-how e le
proprie politiche (nel campo del disagio giovanile, ad esempio, abbiamo
potuto verificare come un diverso modo di concepire e di vivere la
famiglia e la comunità sociale conduca ad approcci diversi da quelli che
in un contesto occidentale possono risultare i più efficaci);
-
maturare una reciproca fiducia attraverso una lunga e paziente
consuetudine di rapporti anche informali, per riuscire almeno in parte a
oltrepassare la barriera delle “buone maniere” e a conoscere quello
che c’è al di là. Ci troviamo di fronte a una cultura confuciana, e
non dobbiamo dimenticare la massima di Confucio: “A uno che non è della
tua cultura, della tua nazione, devi dire solamente la metà della verità.
L’altra parte, devi tenerla per quelli di casa”. Lavorare per questo
progetto ci ha resi consapevoli che non siamo “di casa”, e che non sarà
il denaro che possiamo offrire che ci porterà ad esserlo, ma piuttosto il
rispetto, l’ascolto e l’accettazione di quello che non siamo in grado
di comprendere.
A questo proposito è stato importante l’impegno (anche finanziario) dei
promotori del progetto (il Gruppo Euro-Asia), che si sono fatti carico di
un pluriennale lavoro di scambio interculturale e di molti viaggi
Europa-Asia e viceversa, compreso
il viaggio in Danimarca e in
Italia offerto nel mese di maggio 2002 a una delegazione di Hoan Kiem al
di fuori del budget del progetto;
-
dare spazio nell’ambito
del progetto a una serie di convegni internazionali come luogo di scambio
di esperienze sulle problematiche su cui verte il progetto, per rispondere
fra l’altro alla nostra esigenza di “un approccio pluriculturale nel
campo dell’educazione e del reinserimento sociale per migliorare la
nostra conoscenza, la nostra cultura e la nostra umanità” (Grant
contract VNM 007, Description of the operation, 3(e).2).
Significativo il modo in cui l’associazione Dialoghi-onlus (organismo associato al Comune di Marzabotto, a cui è
stata affidata la preparazione dei convegni internazionali) sta lavorando
per il prossimo convegno di Hanoi (inizio dicembre 2002): quattro mesi di
preparazione, con interscambio con i partner vietnamiti sulle tematiche da
affrontare e sulle modalità più adatte a favorire uno scambio;
- realizzare come parte
integrante del progetto una ricerca sui bambini di strada in Vietnam. La
ricerca, affidata al partner danese che si serve di esperti
dell’Università di Roskilde, che attualmente la stanno realizzando in
collaborazione con esperti vietnamiti, è caratterizzata da una
metodologia partecipativa di ricerca sul campo. La ricerca prende le mosse
dalla “distinzione fra ‘povertà’ e ‘miseria’ (come elemento
essenziale per delineare risposte politiche). L’obiettivo
è esaminare come le forme
tradizionali di aiuto e solidarietà
sopravvivano in Vietnam e capire se, come e perché queste
tradizionali forme di solidarietà stiano venendo meno. In secondo luogo,
questa ricerca non è “sui” bambini di strada, ma è fatta “con”
loro. La metodologia è partecipativa nel senso che il gruppo di
ricercatori non dovrebbe basarsi su preconcetti e definizioni acquisite
(ad es., chi sono i poveri). Tutte le definizioni dovrebbero essere date
dai bambini stessi” (lettera di Pietro Masina, Università di
Roskilde).
Ci sembra interessante che il progetto VNM 007 sia stato preso in
considerazione dall'Università La Sapienza di Roma, che ne ha fatto
oggetto di uno stage di ricerca nel quadro del "Master
Course on International Cooperation and Project Design 2001/02".

2.
Questioni relative alla partnership tra città
2.1. L’idea del progetto
è nata da alcune realtà presenti sul territorio del Comune di Marzabotto
e del Comune di Roskilde. Esponenti di queste realtà si sono incontrati
in Asia, dove lavoravano in progetti di cooperazione fra università e
dove hanno dato vita al Gruppo Euro-Asia, finalizzato all’instaurazione
di rapporti interculturali fra il mondo europeo e il mondo asiatico. Il
loro interesse per lo scambio interculturale e l’incontro con la realtà
dei bambini di strada vietnamiti hanno costituito l’input iniziale per
la formulazione di questo progetto. Venuti a conoscenza del Programma Asia
Urbs e condividendo la scelta della cooperazione decentrata, hanno
stimolato e coinvolto le Amministrazioni locali di Marzabotto e di
Roskilde perché si facessero partner con i vietnamiti per la
realizzazione di un progetto. Ha avuto inizio così la fase di
preparazione remota, che si è aperta con un primo incontro fra europei e
vietnamiti tenutosi a Marzabotto dal 15 al 17 novembre 1997 sul tema:
“Comunità locali in Occidente e in Oriente. Nuove vie di scambio”. A
questa iniziativa ne sono seguite altre, come è stato ricordato nella
stesura del progetto (Grant Contract VNM 007, Descrizione
dell’operazione, 3(e).2).
2.2. L’avvio della partnership
fra Amministrazioni locali non è stato facile. Abbiamo verificato
l’impreparazione delle Amministrazioni locali europee ad uscire
dall’orizzonte locale per aprirsi a una visione più ampia dei problemi
e delle situazioni. Abbiamo verificato la difficoltà di comunicazione con
il partner asiatico, non per cattiva volontà ma per l’oggettiva
diversità delle lingue e delle culture. Proprio per questo, tuttavia,
riteniamo azzeccata la scelta del Programma Asia Urbs, anche se difficile
e problematica. Un’evoluzione si è verificata nel corso del primo anno
di esecuzione del progetto. Le nostre Amministrazioni locali sono state
“costrette” a coinvolgersi, e il progetto è stato uno strumento di
spinta nella direzione di un allargamento degli orizzonti. Il partner
vietnamita ha maturato un atteggiamento di maggiore collaborazione e
fiducia, dei cui frutti parleremo più avanti.
2.3.
Consapevoli del rischio di
“occidental-centrismo” che spesso incombe sugli interventi dei paesi
che si ritengono “più avanzati”, abbiamo fatto la scelta di fondo di
lasciare il più possibile al partner vietnamita l’elaborazione delle
modalità di intervento. Ad esempio, se avessimo elaborato secondo i
nostri parametri un intervento sui bambini di strada, probabilmente
avremmo pensato a una sorta di ‘orfanotrofio’, impedendo loro di
lavorare e inserendoli nel ‘normale’ percorso scolastico. Le priorità
dei vietnamiti sono state invece quelle di offrire un supporto per aiutare
i bambini a difendersi dai pericoli della strada su cui vivono, e di
lavorare soprattutto per un loro ritorno in famiglia e nei luoghi di
origine (i villaggi rurali della provincia). Hanno scelto inoltre di non
circoscrivere l’intervento ai ‘bambini di strada’ propriamente
detti, ma di allargarlo ai ‘disadvantaged children’ (appartenenti a
famiglie disagiate o figli di genitori migranti), che di fatto vivono
sulla strada anche se hanno una casa (o una barca) a cui ritornare la sera.

3.
Questioni riguardanti il trasferimento di tecnologia, compresa la
questione della continuità del progetto
La nostra
esperienza precedente, come quella di moltissimi altri progetti, ci ha
insegnato che il rapporto fra trasferimento di tecnologia e continuità di
un progetto è molto problematico. Spesso il trasferimento di tecnologia
è una delle cause della mancata continuità di un progetto, perché si
affida alla presenza di strumenti ciò che dovrebbe essere affidato a un
effettivo scambio interculturale e alla possibilità offerta al
beneficiario di una vera assunzione di responsabilità, anche decisionale.
La
tecnologia non è un elemento ‘neutro’, non è una variabile
indipendente rispetto a una cultura. Portare strumenti tecnologici
significa portare la cultura di cui sono parte integrante e in cui trovano
il proprio significato. Il trasferimento di tecnologia può essere
un’occasione di verifica, ma deve essere supportato da un retroterra
culturale, altrimenti rischia di creare difficoltà maggiori di quelle che
vorrebbe risolvere (e gli strumenti rischiano di rimanere inutilizzati non
appena il partner europeo torna a casa). Riteniamo quindi che debbano
essere i beneficiari (nel nostro caso i vietnamiti) a valutare i tempi, i
modi e gli strumenti adeguati alla loro situazione e alla loro evoluzione
in campo economico e sociale.
Il Vietnam è un paese ancora per l’80% rurale, e
conosce situazioni in cui la povertà è un circuito virtuoso e un esempio
di sviluppo sostenibile. Si tratta di equilibri molto delicati che
richiedono una grande cautela di intervento, perché non si avviino
processi di degenerazione verso forme di miseria, e quindi verso circoli
che diventano viziosi. Ci sembra importante riflettere, a questo
proposito, su quanto diceva il prof. Bruno Amoroso nel Seminario di studio
realizzato presso l’Università di Bologna in occasione della
presentazione del progetto, il 27 marzo 2001.
In
quest’ottica ci sembra importante la visione della realtà
socio-economica vietnamita che potrà emergere dalla ricerca che il
progetto sta conducendo in Vietnam sulla questione dei bambini di strada.
La ricerca infatti coniugherà il rigore scientifico con la collocazione
dal punto di vista delle fasce più deboli e delle loro strategie di
sopravvivenza.

4.
Questioni riguardanti il Programma Asia Urbs e la cooperazione decentrata
4.1.
Al di là
delle osservazioni più generali già inserite nel paragrafo dedicato alla
partnership, a questo punto ci sembra utile rilevare una difficoltà: le
procedure per accedere al finanziamento esigono la formulazione di un
progetto molto dettagliato e preciso, anche a livello di budget, con un
grosso anticipo rispetto al momento in cui il progetto verrà
effettivamente realizzato. Nel frattempo le situazioni si evolvono, e
sorgono esigenze di adattamento del progetto a nuove condizioni, ma questo
viene reso difficile da regole e procedure piuttosto rigide. La nostra
proposta è che il Programma si faccia carico del problema, studiando la
possibilità di procedure più elastiche.
4.2.
Per quanto
riguarda la preparazione remota dei progetti, la nostra esperienza ha
messo in luce quanto sia stato prezioso il lavoro compiuto dal Gruppo
Euro-Asia (a proprie spese) negli anni precedenti. Sappiamo che il
Programma Asia Urbs contempla la possibilità di progetti di studio per la
preparazione di progetti di sviluppo. Il nostro suggerimento è che questi
progetti di studio possano essere veramente diretti alla conoscenza di una
situazione che non si conosce, lasciando aperta la possibilità di
approdare a soluzioni diverse, anche sul piano della scelta dei partner.
4.3.
Un'altra
questione da affrontare, a nostro avviso, è quella delle persone che si
recano all'estero a lavorare nei progetti, e in generale dei cooperanti:
non sono preparati all'impatto con altri popoli, e spesso non sono
consapevoli della diversità e specificità delle culture (ci ha sempre
stupito la facilità con cui passano da un continente all'altro come
'esperti in cooperazione', senza rendersi conto che si tratta invece di
cooperare con un singolo paese, un singolo popolo e la sua cultura). Il
nostro suggerimento è che si organizzino dei master per la cooperazione,
incentrati sulla dimensione interculturale.
