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Obiettivi e scelte di fondo
osservazioni del Project Manager Arrigo Chieregatti presentate al team di valutazione intermedia del Programma Asia Urbs
settembre 2002

  1. Breve presentazione del progetto nei suoi elementi di particolare rilevanza ai fini dello sviluppo del Programma Asia Urbs

  2. Questioni relative alla partnership tra città

  3. Questioni riguardanti il trasferimento di tecnologia, compresa la questione della continuità del progetto

  4. Questioni riguardanti il Programma Asia Urbs e la cooperazione decentrata

1. Breve presentazione del progetto nei suoi elementi di particolare rilevanza ai fini dello sviluppo del Programma Asia Urbs

In rapporto agli obiettivi generali e immediati del Programma ("il rafforzamento della partecipazione dell’Unione Europea e il suo contributo allo sviluppo socio-economico in Asia tramite l’assistenza fornita alle autorità asiatiche nell’elaborazione di politiche e tecniche più adeguate per affrontare lo sviluppo urbano” … “l’incremento delle relazioni culturali, tecnologiche e commerciali fra l’Unione Europea e l’Asia” (Programma Asia Urbs - Monitoring Guide, giugno 2000, 1.1) riteniamo che l'elemento chiave del progetto VNM 007 sia l'importanza centrale attribuita alla questione della reciproca conoscenza e scambio.

1.1. Il punto di partenza, già emerso nella lunga fase di preparazione del progetto e confermato già nel primo anno di attuazione, che la conoscenza è estremamente ridotta o addirittura inesistente, e con più si 'conosce', più ci si rende conto di non conoscere. Il tentativo (in atto nell'ambito del progetto) di elaborare un "glossario interculturale" è emblematico. I contatti fra rappresentanti delle tre culture (vietnamita, italiana e danese) hanno messo in luce divergenze profonde non solo al livello del significato che diamo alle parole, ma già a livello di metodologia e di modo di concepire questo tipo di lavoro. Ci siamo resi conto che unificare per meglio lavorare insieme significherebbe mortificare la libera espressione dell'una o dell'altra cultura, e quindi vanificare il dialogo e lo sforzo di reciproca conoscenza. I rappresentanti di ogni cultura lavoreranno quindi secondo le proprie modalità, senza preclusioni: lo scambio sarà alla pari, fondato sull'ascolto dell'altro.

1.2. Questa acquisizione (non ci si capisce, non ci si conosce, non si parla la stessa "lingua", in senso culturale prima ancora che puramente linguistico) sta alla base di tutta una serie di scelte che caratterizzano il nostro progetto:

- offrire un sostegno a due iniziative già avviate e gestite dal Comitato Popolare di Hoan Kiem di fronte al problema del disagio giovanile (Centro di accoglienza per minori in difficoltà e Centro giovanile polivalente);

- rispettare le scelte dei partner vietnamiti all’interno degli obiettivi del progetto, con la preoccupazione di non esportare le “nostre” soluzioni, di non scavalcare la situazione concreta che non conosciamo a sufficienza, di non proporre strumenti che potrebbero essere inadeguati rispetto alla cultura locale e alla fase che il paese sta attraversando nel suo cammino socio-politico ed economico; “assistere le autorità locali” (Monitoring Guide, 1.1) a nostro avviso significa offrire un supporto che permetta loro di sviluppare le proprie potenzialità, il proprio know-how e le proprie politiche (nel campo del disagio giovanile, ad esempio, abbiamo potuto verificare come un diverso modo di concepire e di vivere la famiglia e la comunità sociale conduca ad approcci diversi da quelli che in un contesto occidentale possono risultare i più efficaci);

-  maturare una reciproca fiducia attraverso una lunga e paziente consuetudine di rapporti anche informali, per riuscire almeno in parte a oltrepassare la barriera delle “buone maniere” e a conoscere quello che c’è al di là. Ci troviamo di fronte a una cultura confuciana, e non dobbiamo dimenticare la massima di Confucio: “A uno che non è della tua cultura, della tua nazione, devi dire solamente la metà della verità. L’altra parte, devi tenerla per quelli di casa”. Lavorare per questo progetto ci ha resi consapevoli che non siamo “di casa”, e che non sarà il denaro che possiamo offrire che ci porterà ad esserlo, ma piuttosto il rispetto, l’ascolto e l’accettazione di quello che non siamo in grado di comprendere.
A questo proposito è stato importante l’impegno (anche finanziario) dei promotori del progetto (il Gruppo Euro-Asia), che si sono fatti carico di un pluriennale lavoro di scambio interculturale e di molti viaggi  Europa-Asia e viceversa,  compreso il viaggio  in Danimarca e in Italia offerto nel mese di maggio 2002 a una delegazione di Hoan Kiem al di fuori del budget del progetto;

- dare spazio nell’ambito del progetto a una serie di convegni internazionali come luogo di scambio di esperienze sulle problematiche su cui verte il progetto, per rispondere fra l’altro alla nostra esigenza di “un approccio pluriculturale nel campo dell’educazione e del reinserimento sociale per migliorare la nostra conoscenza, la nostra cultura e la nostra umanità” (Grant contract VNM 007, Description of the operation, 3(e).2).
Significativo il modo in cui l’associazione Dialoghi-onlus (organismo associato al Comune di Marzabotto, a cui è stata affidata la preparazione dei convegni internazionali) sta lavorando per il prossimo convegno di Hanoi (inizio dicembre 2002): quattro mesi di preparazione, con interscambio con i partner vietnamiti sulle tematiche da affrontare e sulle modalità più adatte a favorire uno scambio;

- realizzare come parte integrante del progetto una ricerca sui bambini di strada in Vietnam. La ricerca, affidata al partner danese che si serve di esperti dell’Università di Roskilde, che attualmente la stanno realizzando in collaborazione con esperti vietnamiti, è caratterizzata da una metodologia partecipativa di ricerca sul campo. La ricerca prende le mosse dalla “distinzione fra ‘povertà’ e ‘miseria’ (come elemento essenziale per delineare risposte politiche). L’obiettivo è esaminare come  le forme tradizionali di aiuto e solidarietà  sopravvivano in Vietnam e capire se, come e perché queste tradizionali forme di solidarietà stiano venendo meno. In secondo luogo, questa ricerca non è “sui” bambini di strada, ma è fatta “con” loro. La metodologia è partecipativa nel senso che il gruppo di ricercatori non dovrebbe basarsi su preconcetti e definizioni acquisite (ad es., chi sono i poveri). Tutte le definizioni dovrebbero essere date dai bambini stessi” (lettera di Pietro Masina, Università di Roskilde).
Ci sembra interessante che il progetto VNM 007 sia stato preso in considerazione dall'Università La Sapienza di Roma, che ne ha fatto oggetto di uno stage di ricerca nel quadro del "
Master Course on International Cooperation and Project Design 2001/02
".

2. Questioni relative alla partnership tra città

2.1. L’idea del progetto è nata da alcune realtà presenti sul territorio del Comune di Marzabotto e del Comune di Roskilde. Esponenti di queste realtà si sono incontrati in Asia, dove lavoravano in progetti di cooperazione fra università e dove hanno dato vita al Gruppo Euro-Asia, finalizzato all’instaurazione di rapporti interculturali fra il mondo europeo e il mondo asiatico. Il loro interesse per lo scambio interculturale e l’incontro con la realtà dei bambini di strada vietnamiti hanno costituito l’input iniziale per la formulazione di questo progetto. Venuti a conoscenza del Programma Asia Urbs e condividendo la scelta della cooperazione decentrata, hanno stimolato e coinvolto le Amministrazioni locali di Marzabotto e di Roskilde perché si facessero partner con i vietnamiti per la realizzazione di un progetto. Ha avuto inizio così la fase di preparazione remota, che si è aperta con un primo incontro fra europei e vietnamiti tenutosi a Marzabotto dal 15 al 17 novembre 1997 sul tema: “Comunità locali in Occidente e in Oriente. Nuove vie di scambio”. A questa iniziativa ne sono seguite altre, come è stato ricordato nella stesura del progetto (Grant Contract VNM 007, Descrizione dell’operazione, 3(e).2).

2.2. L’avvio della partnership fra Amministrazioni locali non è stato facile. Abbiamo verificato l’impreparazione delle Amministrazioni locali europee ad uscire dall’orizzonte locale per aprirsi a una visione più ampia dei problemi e delle situazioni. Abbiamo verificato la difficoltà di comunicazione con il partner asiatico, non per cattiva volontà ma per l’oggettiva diversità delle lingue e delle culture. Proprio per questo, tuttavia, riteniamo azzeccata la scelta del Programma Asia Urbs, anche se difficile e problematica. Un’evoluzione si è verificata nel corso del primo anno di esecuzione del progetto. Le nostre Amministrazioni locali sono state “costrette” a coinvolgersi, e il progetto è stato uno strumento di spinta nella direzione di un allargamento degli orizzonti. Il partner vietnamita ha maturato un atteggiamento di maggiore collaborazione e fiducia, dei cui frutti parleremo più avanti.

2.3. Consapevoli del rischio di “occidental-centrismo” che spesso incombe sugli interventi dei paesi che si ritengono “più avanzati”, abbiamo fatto la scelta di fondo di lasciare il più possibile al partner vietnamita l’elaborazione delle modalità di intervento. Ad esempio, se avessimo elaborato secondo i nostri parametri un intervento sui bambini di strada, probabilmente avremmo pensato a una sorta di ‘orfanotrofio’, impedendo loro di lavorare e inserendoli nel ‘normale’ percorso scolastico. Le priorità dei vietnamiti sono state invece quelle di offrire un supporto per aiutare i bambini a difendersi dai pericoli della strada su cui vivono, e di lavorare soprattutto per un loro ritorno in famiglia e nei luoghi di origine (i villaggi rurali della provincia). Hanno scelto inoltre di non circoscrivere l’intervento ai ‘bambini di strada’ propriamente detti, ma di allargarlo ai ‘disadvantaged children’ (appartenenti a famiglie disagiate o figli di genitori migranti), che di fatto vivono sulla strada anche se hanno una casa (o una barca) a cui ritornare la sera.

3. Questioni riguardanti il trasferimento di tecnologia, compresa la questione della continuità del progetto

La nostra esperienza precedente, come quella di moltissimi altri progetti, ci ha insegnato che il rapporto fra trasferimento di tecnologia e continuità di un progetto è molto problematico. Spesso il trasferimento di tecnologia è una delle cause della mancata continuità di un progetto, perché si affida alla presenza di strumenti ciò che dovrebbe essere affidato a un effettivo scambio interculturale e alla possibilità offerta al beneficiario di una vera assunzione di responsabilità, anche decisionale.

La tecnologia non è un elemento ‘neutro’, non è una variabile indipendente rispetto a una cultura. Portare strumenti tecnologici significa portare la cultura di cui sono parte integrante e in cui trovano il proprio significato. Il trasferimento di tecnologia può essere un’occasione di verifica, ma deve essere supportato da un retroterra culturale, altrimenti rischia di creare difficoltà maggiori di quelle che vorrebbe risolvere (e gli strumenti rischiano di rimanere inutilizzati non appena il partner europeo torna a casa). Riteniamo quindi che debbano essere i beneficiari (nel nostro caso i vietnamiti) a valutare i tempi, i modi e gli strumenti adeguati alla loro situazione e alla loro evoluzione in campo economico e sociale.

Il Vietnam è un paese ancora per l’80% rurale, e conosce situazioni in cui la povertà è un circuito virtuoso e un esempio di sviluppo sostenibile. Si tratta di equilibri molto delicati che richiedono una grande cautela di intervento, perché non si avviino processi di degenerazione verso forme di miseria, e quindi verso circoli che diventano viziosi. Ci sembra importante riflettere, a questo proposito, su quanto diceva il prof. Bruno Amoroso nel Seminario di studio realizzato presso l’Università di Bologna in occasione della presentazione del progetto, il 27 marzo 2001.

In quest’ottica ci sembra importante la visione della realtà socio-economica vietnamita che potrà emergere dalla ricerca che il progetto sta conducendo in Vietnam sulla questione dei bambini di strada. La ricerca infatti coniugherà il rigore scientifico con la collocazione dal punto di vista delle fasce più deboli e delle loro strategie di sopravvivenza.

4. Questioni riguardanti il Programma Asia Urbs e la cooperazione decentrata

4.1. Al di là delle osservazioni più generali già inserite nel paragrafo dedicato alla partnership, a questo punto ci sembra utile rilevare una difficoltà: le procedure per accedere al finanziamento esigono la formulazione di un progetto molto dettagliato e preciso, anche a livello di budget, con un grosso anticipo rispetto al momento in cui il progetto verrà effettivamente realizzato. Nel frattempo le situazioni si evolvono, e sorgono esigenze di adattamento del progetto a nuove condizioni, ma questo viene reso difficile da regole e procedure piuttosto rigide. La nostra proposta è che il Programma si faccia carico del problema, studiando la possibilità di procedure più elastiche.

4.2. Per quanto riguarda la preparazione remota dei progetti, la nostra esperienza ha messo in luce quanto sia stato prezioso il lavoro compiuto dal Gruppo Euro-Asia (a proprie spese) negli anni precedenti. Sappiamo che il Programma Asia Urbs contempla la possibilità di progetti di studio per la preparazione di progetti di sviluppo. Il nostro suggerimento è che questi progetti di studio possano essere veramente diretti alla conoscenza di una situazione che non si conosce, lasciando aperta la possibilità di approdare a soluzioni diverse, anche sul piano della scelta dei partner.

4.3. Un'altra questione da affrontare, a nostro avviso, è quella delle persone che si recano all'estero a lavorare nei progetti, e in generale dei cooperanti: non sono preparati all'impatto con altri popoli, e spesso non sono consapevoli della diversità e specificità delle culture (ci ha sempre stupito la facilità con cui passano da un continente all'altro come 'esperti in cooperazione', senza rendersi conto che si tratta invece di cooperare con un singolo paese, un singolo popolo e la sua cultura). Il nostro suggerimento è che si organizzino dei master per la cooperazione, incentrati sulla dimensione interculturale.

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