Home ] Chi siamo ] Incontri e notizie ] Vietnam ] Documenti ]

Impressioni di un occidentale
di Arrigo Chieregatti

Bambini di strada. “Senza famiglia”, “abbandonati a se stessi”... sono le prime cose che ci vengono in mente. Senza famiglia? Un bambino di strada di Hanoi non dirà mai di essere senza famiglia. 
“Ma... tuo padre?” “E’ morto!”
“E tua madre?” “... anche lei”. 
“Allora, qual è la tua famiglia?”. ”Quella dove vado alla sera quando trovo un posto per dormire!”
Abbandonati?
Parlando con l’uno o l’altro bambino di strada, per le vie di Hanoi, credevo di essere solo. Mi sono accorto che almeno altri due bambini come lui ci stavano osservando. E’ una delle regole dei bambini di strada: non essere mai soli, non lasciare mai soli i compagni.

Una sala piena di bambini.
Almeno duecento, tutti bambini di strada. Parlavano fra loro, non c’erano maestre. Ho chiesto all’interprete di che cosa stavano parlando. Mi ha risposto: “I più grandi stanno indicando ai più piccoli le regole che devono osservare per proteggersi dai rischi della strada”.

Vogliono rimanere sulla strada! 
Noi li chiuderemmo in un orfanotrofio, poverini... Le strade no! Le strade sono fatte per le automobili! Per i bambini ci sono le ludoteche e i giardini (chiusi, come degli zoo...). Le nostre strade non sono più il luogo dell’incontro, della conoscenza della vita, della critica della vita. Ad Hanoi, fin dal primo mattino sui marciapiedi ci sono gli artigiani. Lavorano sulla strada, mangiano sulla strada, si riposano sulla strada, conversano sulla strada... Tutti sui marciapiedi. Tutti vedono quello che fanno. Vedere il lavoro degli artigiani! A noi non succede più. Chi ha fatto questo tavolo? Ma, una macchina: si schiaccia un bottone e vengono fuori i pezzi... Non capiamo più!
Allora non è per cortesia che diciamo che siamo andati in Vietnam per imparare. Per le strade di Hanoi abbiamo una percezione del legame del lavoro con la vita, del dialogare con la vita...

E la scuola? 
I bambini di strada vanno a scuola?
La nostra idea fissa, che la scuola possa risolvere tutti i problemi dell’umanità! Abbiamo affidato alla scuola qualunque compito, e ce ne siamo lavati le mani come genitori, come responsabili...
Sì, i bambini di strada vanno a scuola. Ma la scuola si deve adattare alle loro esigenze, ai loro tempi. Perché loro devono anche lavorare, devono dipingere i biglietti che andranno a vendere per le strade, devono girare con la loro cassetta di lustrascarpe o con i giornali da vendere...

Lavorare! 
I bambini vanno a lavorare? “Sì, ci hanno risposto. Se non lavorano, rischiano molto la droga, il vizio”. E’ una contestazione del nostro ovattare i bambini in un’atmosfera protetta. I bambini di strada di Hanoi hanno in media 10-12 anni. Questo vuol dire che alcuni hanno 5 anni. Mettiamo uno dei nostri bambini di 5 anni sulla strada. Se non andrà subito a finire sotto una macchina, come farà a vivere? Dove andrà a mangiare? E a dormire?

E’ un altro mondo! 
Davvero, è un altro mondo.
Ecco perché siamo andati là. Non perché loro sono migliori di noi, ma forse per riscoprire dentro di noi le cose che abbiamo dimenticato. I bambini di strada forse sono capaci di tirarle fuori. Di tirarci fuori. Cose che forse sono rimaste nel profondo, e che lentamente stiamo riscoprendo...
Lasciamoci guardare dai bambini di strada. I loro occhi hanno un’espressione intensa. Un’espressione che non turba, ma che interroga. Non c’è niente di più grande di un volto che non turba, ma pone delle domande...

Precedente Su Successiva