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Vietnam, le sfide
della guerra
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Migliaia
di anni fa, le tribù viet si stabilirono in una bella terra circondata
da alte montagne, acque profonde, fitte foreste e strette pianure.
Ispirati dalle meraviglie della natura, i viet capirono presto che solo
con il sangue, il sudore e uno sguardo attento avrebbero potuto
conservare quella terra (Dat) e quell’acqua (Nuoc) appena acquisite.
Da allora, la loro missione è
sempre stata di costruire e difendere il loro paese.
Dopo
le culture dell’età della pietra, a partire dal XIII secolo a.C. il
Vietnam del nord è il cuore di una raffinata cultura dell’età del
bronzo, la cultura di Dong Son, che lascerà tracce su tutto il sud-est
asiatico, dalla Cina fino alla Nuova Guinea.
Risalgono a questo periodo i primi regni vietnamiti,
che durano fino alla conquista cinese, avvenuta nel II secolo a.C.
Seguono dieci secoli costellati di rivolte contro la dominazione cinese,
fino alla riconquista dell’indipendenza nel 938 d.C. La memoria
collettiva dei ripetuti tentativi per sottrarsi al giogo cinese
contribuisce considerevolmente al delinearsi di un’identità nazionale
vietnamita. |
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In
un grande poema epico del XV secolo si legge:
“La
nostra patria, il Grande Viet,
è
sempre stata terra di antica cultura.
Terra
del Sud, ha i suoi fiumi, i suoi monti,
le
sue tradizioni, diverse da quelle del Nord.
Costruendo
la nostra indipendenza,
le
varie dinastie hanno edificato questo territorio.
La
nostra patria
ha
conosciuto grandezza e decadenza,
ma
non ha mai cessato di generare eroi.
(Nguyen
Trai) |
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Questo
lungo percorso storico fa dei vietnamiti un popolo fiero, che sa
resistere ad oltranza e sa selezionare e assimilare il meglio della
cultura dei dominatori senza rinunciare alla propria.
Una
campagna contro l’analfabetismo fu una delle preoccupazioni di Ho Chi
Minh dopo la riconquista dell’indipendenza vietnamita.
Questa tradizione di eroismo e di resistenza spiega
anche la vittoria vietnamita sulla più grande potenza militare del
mondo.
Nella seconda metà del diciannovesimo secolo gli eserciti
francesi invadono il Vietnam. Nel 1887, la proclamazione dell’Indocina
francese mette fine all’indipendenza vietnamita.
Il
Vietnam rinasce come stato indipendente il 2 settembre 1945, quando Ho
Chi Minh proclama la costituzione della Repubblica Democratica del
Vietnam.
Ma il 24 settembre dello stesso anno, i francesi
sbarcano a Saigon dichiarando: “Siamo venuti per reclamare la nostra
eredità”. Ha inizio così la guerra franco-vietnamita, che durerà
nove anni.
Il 7 maggio 1954, il generale dell’esercito francese esce
con le mani alzate da un tunnel rifugio sulla collina di Dien Bien Phu.
I carri armati sono stati sconfitti dalle biciclette, dai carri tirati
da bufali, dai camion sgangherati, dai cannoni trasportati a braccia,
dalla tenacia di un intero popolo, dei suoi uomini, delle sue donne e
dei suoi bambini.
La dominazione francese è finita, ma la pace è ancora
lontana.
Gli accordi di Ginevra stabiliscono la divisione
provvisoria del paese in due zone: il Nord, con capitale Hanoi,
governato da Ho Chi Minh, e il Sud, con capitale Saigon, governato da
Diem, rampollo di una ricchissima famiglia cattolica e sostenuto dagli
Stati Uniti, che vogliono contrastare ad ogni costo l’unificazione del
paese sotto Ho Chi Minh. Per evitare che ciò avvenga, spingono Diem a
rifiutare le libere elezioni programmate per il 1956 e cominciano ad
addestrare l’esercito sudvietnamita.
Dopo un referendum palesemente truccato, Diem si
proclama Presidente della Repubblica del Vietnam, con l’appoggio degli
Stati Uniti e delle potenze occidentali. |
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Nel 1960, come reazione alla presa del potere da parte di
Diem, nasce nel Sud il Fronte di Liberazione Nazionale (i
“vietcong”).
Nel Nord, Ho Chi Minh indice l’arruolamento militare
generale e appoggia i vietcong.
Nel 1963, i soldati americani inviati nel Vietnam del Sud
per sostenere Diem sono 16.300.
Nel 1965 saranno più di 184.000, e nel 1969 arriveranno a
543.400.
I comandi statunitensi, decisi a “disinfestare” il
paese dai vietcong, usano i mezzi tecnologici più avanzati: erbicidi e
defolianti per distruggere le foreste, prodotti chimici per distruggere
le risaie, bombe incendiarie per distruggere i villaggi, gas tossici,
bombe al fosforo. Non si combatte contro un esercito, ma contro un
intero popolo. Il comando americano afferma la necessità della
“pulizia totale” di alcune zone strategiche.
Nel 1964 hanno inizio i bombardamenti americani sul
Nord Vietnam. Interi centri abitati vengono rasi al suolo. Nulla viene
risparmiato: ospedali, scuole, edifici storici, chiese, aziende
agricole, strade, ponti, centrali elettriche, porti…
Tre milioni di giovani americani prestano servizio militare
in Vietnam. La stragrande maggioranza ha 19 anni. Quasi un terzo di loro
imparerà a fare uso di oppio o di eroina. Il 70% ne riporterà turbe
psichiche. Una parte di loro morirà successivamente di tumore o avrà
figli deformi a causa della diossina contenuta nei defolianti.
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foto:
Angelo Cozzi
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I soldati americani vengono preparati in speciali
campi di addestramento. Ne escono “programmati all’odio”. Uno di
loro, al ritorno, si ritirerà a vivere da solo in una foresta.
Intervistato dalla CBS, dirà: “Decisi di andarmene da casa il giorno
in cui mi accorsi che stavo strangolando mia madre quasi per
automatismo”.
Il Vietnam del Sud viene irrorato con 75 milioni di litri
di defolianti, che contengono 170 chili di diossina. 85 chili di
diossina basterebbero a uccidere tutti gli abitanti di una città grande
come New York.
Milioni di ettari di foresta vengono distrutti, e questo
determina ancora oggi alluvioni nella stagione delle piogge, siccità e
incendi nella stagione secca.
Sulle persone, la diossina continua a produrre cancro,
problemi neurologici e nascite di bambini malformati. Secondo i dati
forniti dalla Croce Rossa Vietnamita, nelle zone contaminate, ancora
oggi tre bambini su cento nascono con gravi malformazioni.
La guerra, secondo i calcoli di esperti americani,
lascia in Vietnam 15.000 tonnellate di ordigni inesplosi. Ma ancora più
terribili sono le mine introdotte nell’essenza profonda della vita
stessa: nel patrimonio genetico degli uomini e delle donne vietnamite,
che viene stravolto dai veleni chimici.
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Spinte dalla miseria, migliaia di donne e di ragazzine
hanno cercato di aiutare le proprie famiglie esercitando la
prostituzione. È un altro dei drammi di questa guerra, che lascerà
ferite invisibili, ma non per questo meno dolorose.
Nel 1968, i vietcong escono allo scoperto con la grande
offensiva del Tet, chiamata così perché scatenata di sorpresa nei
giorni in cui si festeggia il capodanno vietnamita.
L’esercito americano è colto alla sprovvista, ma la
controffensiva è devastante. Tuttavia il prezzo di questa guerra
comincia a rivelarsi insostenibile per gli Stati Uniti.
In
America e in Europa si svolgono imponenti manifestazioni contro la
guerra.
Anche i neri americani, usati come carne da cannone in
Vietnam, fanno sentire la loro voce. Sul cartello portato da un
manifestante si legge: «Nessun vietnamita mi ha mai chiamato ‘sporco
negro’».
Le trattative di pace hanno inizio nel 1969, a Parigi.
Natale
1972. Per un giorno vengono sospesi i bombardamenti. Ma nei giorni
immediatamente precedenti e successivi, vengono sganciate 40.000
tonnellate di bombe sul territorio fra Hanoi e Haifong. Su obiettivi
strategici? Nixon, che ha ordinato l’operazione, risponde
all’ammiraglio Moorer: “Me ne frego di queste cazzate, e del fatto
che dovremmo colpire qui piuttosto che là. Questa è la vostra
occasione di vincere la guerra, e se non ci riuscirete, farete i conti
con me”.
Non ci riusciranno.
Nel
gennaio del 1973 l’esercito americano si ritira dal Vietnam.
Nel
1975, l’esercito nord-vietnamita invade il Sud.
Nel
1976 il paese viene ufficialmente riunificato. Nasce il Vietnam di oggi.
Nel 1977 il Vietnam diventa membro dell’Onu.
Ha vinto la guerra. Ora deve vincere la pace. |
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