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Altare dedicato a una “santa”, l’“illuminata” più venerata in Vietnam. Protegge i giovani, le coppie e le famiglie. In una mano tiene un vaso colmo di acqua purificatrice, e nell’altra tiene un rametto di bambù per purificare il cuore dei suoi devoti. Porta serenità, salute e fortuna

Il pranzo nella pagoda, il giorno della festa nell’anniversario della morte del fondatore

Altare dedicato a un “Buddha” (un “illuminato”), che ha mille braccia, mille mani, mille occhi e mille orecchie per vedere tutte le sofferenze, ascoltare tutte le preghiere, aiutare tutti.

Mercoledì 1 novembre 2006: la cattedrale di Hanoi non basta a contenere tutti i fedeli.

Mi era sempre stato detto che i comunisti sono atei, per cui era logico per me pensare al Vietnam come a un paese ateo. Le informazioni avute dai giornali e dalla televisione avevano sempre confermato queste mie “credenze”. Sentivo parlare di mancanza di libertà religiosa, non solo nei confronti dei cristiani ma anche dei buddisti.

A messa in cattedrale

Eppure c'era qualcosa che non quadrava. Dal 1999 a oggi sono stata per ben dieci volte in Vietnam (e ho potuto girare da sola, non obbligata ad essere accompagnata dai funzionari del governo come nel vecchio film di don Camillo e Peppone in Russia...). E tante volte mi sono chiesta: se questo è un paese ateo, che cosa significa essere atei? Tutte le volte che sono stata ad Hanoi sono sempre andata ad assistere alla S. Messa in Cattedrale (la cattedrale è proprio nel centro della città, nel distretto di Hoan Khiem, poco lontano dall'omonimo lago). L'ho trovata sempre piena di fedeli (cosa che farebbe veramente invidia ai parroci delle nostre chiese cattoliche italiane) anche nei giorni feriali ed anche alla messa celebrata alle 6 del mattino. Oserei dire che non ho mai visto tanta gente in S.Petronio o in una Cattedrale
Nel 2000 ero rimasta ad Hanoi per circa un mese ed ero là in occasione della festa del “Corpus Domini”.
Al pomeriggio mi ritrovai nel mezzo di una grande processione: tutti in fila e ben in ordine, le donne, gli uomini, i vari gruppi di bambini e bambine suddivisi per età di catechismo, i vari gruppi dell'Azione cattolica, le varie congregazioni religiose… Mi sembrava di essere tornata indietro di 50 anni!
Lo scorso anno mi sono trovata per caso ad Hanoi nel periodo in cui vi fu la visita del cardinal Sepe. In tale occasione vennero ordinati 54 nuovi sacerdoti delle diocesi del nord del Vietnam (da sempre comunista); non vi dico quanta gente era presente.
Quest'anno ero ad Hanoi mercoledì 1 novembre. Non essendo domenica, sono andata alla messa delle 6 del mattino, pensando che fosse l'unica. Alle 10 mi ritrovai a passare in una via non lontano dalla cattedrale e dall'altoparlante sentii canti che mi suonavano come canti liturgici; volli andare a vedere e vidi che si trattava proprio dell'altoparlante della chiesa: vi era gente sul piazzale, perché la chiesa non poteva contenerla tutta.

Templi e pagode

Tutte le volte che sono stata in Vietnam ho sempre visitato luoghi di culto. Sia ad Hanoi che nei dintorni (in mezzo alla campagna o più spesso sui monti) vi sono moltissime pagode, alcune antiche, altre di nuova costruzione.
Ho sempre trovato gente che frequentava quei luoghi.
Nel 2000 andai per la prima volta, da sola, a visitare la “Pagoda Profumata”. Era un giorno normale, pochissima gente saliva la montagna. Quando arrivai mi trovai di fronte ad una grotta immensa, nel cui interno avevano eretto diversi altari su cui venivano presentate le offerte.
Vi ritornai nel 2003 con Arrigo, Giuliana e Mariagrazia. Stavolta era un giorno di festa, forse una ricorrenza. C'era tantissima gente che saliva verso la montagna: quando arrivammo all'entrata della caverna non riuscimmo ad entrare tanta era la folla.
I vietnamiti ci hanno sempre accompagnato a visitare pagode. In un primo momento l'avevo interpretato come un gesto di riguardo nei nostri confronti: dal momento che eravamo credenti, potevamo essere interessati a conoscere altre esperienze religiose. In seguito mi resi conto che il loro atteggiamento in quei luoghi non era quello della “guida turistica” che accompagna lo straniero a vedere qualcosa di “esotico”. Entravano col rispetto con cui si entra in un luogo sacro, e l'offerta dei bastoncini d'incenso era un gesto di autentica preghiera

La montagna sacra

Nel 2004 gli amici del distretto di Hoan Khiem ci accompagnarono (Arrigo ed io) a Ba Be, una località situata in montagna dove d'estate vanno in vacanza, forse perché ricordava Malfolle, il luogo dove li avevamo ospitati. Lungo la strada abbiamo fatto sosta per visitare una pagoda in costruzione. Erano a circa metà progetto ed era già un edificio enorme. Il tempio assomigliava ad una delle nostre chiese di nuova costruzione; stavano costruendo anche la foresteria e celle per ospitare più di cento persone.
Anche quest'anno hanno voluto regalarci una gita: si trattava di un pellegrinaggio alla montagna sacra Yen Tu. È uno dei luoghi più importanti del buddismo vietnamita. Ogni buon buddista desidera fare questo pellegrinaggio almeno una volta nella sua vita. La prima parte del tragitto si può fare in cabinovia, poi si continua il cammino a piedi (ma c'è chi sale a piedi fin dall'inizio). Ci avevano detto che era sufficiente un'oretta di strada, anche se faticosa perché molto ripida; invece ci vollero più di tre ore...
Durante il percorso verso la vetta incontrammo alcune piccole pagode. Sette amici di Hoan Kiem accompagnavano Giovanni e me; alcuni di loro erano più credenti, altri meno. I più credenti si erano portati nello zaino per tutto il tragitto i doni da offrire in ogni pagoda che avremmo incontrato lungo la strada: fiori, cibo, incenso e “soldi di carta” (fac-simili di banconote, che abitualmente vengono bruciate perché il fumo che sale verso il cielo le trasporti come dono agli antenati). Durante tutto il cammino ripetevano un mantra recitato-cantato.
Come avviene spesso anche da noi, i luoghi sacri sono sempre in mezzo alla natura, ma in modo particolare sulla montagna. Vi sono interi gruppi di alture cosparse di pagode più o meno grandi, tutte raggiungibili soltanto a piedi, a volte attraverso un sentiero tortuoso e ripido che richiede anche una certa fatica. In ognuna risiede un monaco che vive da eremita ed è il custode della pagoda.
L'ultimo giorno della nostra permanenza ad Hanoi la vicepresidente del distretto ci invitò in pagoda. Purtroppo avevamo già un altro impegno quella mattina, ma lei disse: “Venite almeno a pranzo”.
Ci informò che era un pranzo vegetariano, perché i buddisti non mangiano carne in alcuni giorni del mese e nelle festività più importanti.

Mangiare insieme

Quando entrammo nella pagoda la preghiera era già terminata, e tutti i presenti stavano mangiando. I devoti di quella pagoda avevano preparato cibi in abbondanza per tutti, con gli ingredienti portati in precedenza dalle persone che avrebbero partecipato alla cerimonia.
In un modo molto semplice venne portato un grande vassoio con tante ciotole con cibi diversi, come si usa da loro, e tazze per noi in cui mangiare. Due donne anziane avevano preparato una serie di pacchetti che contenevano un piccolo dolce e un frutto: era cibo benedetto, che ciascuno avrebbe portato a casa. Mi vennero in mente i nostri “piccoli dolci”, distribuiti alla fine di un battesimo, di un matrimonio, di una celebrazione importante, come segno di condivisione fra tutti i presenti...
Nga, l'amica vietnamita che mi ha accompagnato tante volte in tutti questi anni, mi diceva che nel “curriculum vitae” viene richiesto di indicare la propria appartenenza religiosa. Lei dichiara di essere non credente; malgrado questo, si reca ogni tanto in pagoda a fare l'offerta, e nella sua casa c'è l'altare degli antenati.

Luigina

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