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Vietnam, terra di antica cultura

Le origini del popolo vietnamita si perdono fra storia e leggenda.

Lac Long Quan (il Signore Drago Lac) sposò Au Co (una “immortale”, cioè una divinità della montagna, dalla forma di uccello), che gli diede cento uova da cui nacquero cento figli. Uno di questi fu il capostipite della dinastia degli Hung, i primi re Viet.

Questa leggenda esprime forse la vera origine del popolo vietnamita: gente venuta dal mare, dall’Oceania, in epoca remota, si sarebbe successivamente mescolata con popolazioni dell’Asia meridionale. Il drago è infatti una potenza delle acque, ed è una trasformazione del coccodrillo, uno degli animali totem dell’Oceania.

Questa origine ha un profondo significato per i vietnamiti, perché il drago rappresenta il principio maschile (yang) e l’immortale-uccello il principio femminile (yin). Su questi due principi si fonda l’armonia dell’universo e della vita.

Studiando le tradizioni musicali più antiche, si è scoperto che i vietnamiti sono originari della zona del delta del Fiume Rosso, nella parte settentrionale del paese. Un’antichissima cultura ha lasciato tracce visibili ancora oggi: i tamburi dell’età del bronzo su cui sono rappresentate scene di mare, di danze e di guerra che ricordano le tradizioni di popoli indonesiani; i riti; una serie di tradizioni come i denti laccati, gli aquiloni, i tatuaggi, la lotta dei galli, le feste dell’acqua…

All’inizio del primo millennio risale la tradizione delle marionette sull’acqua, uno spettacolo unico al mondo. Nascosti dietro a un paravento e immersi nell’acqua fino al torace, i burattinai muovono le marionette con canne di bambù. La recitazione è accompagnata dal suono di strumenti tradizionali. Rivivono in queste rappresentazioni la storia e la vita del popolo vietnamita attraverso i secoli.

I primi abitanti del Vietnam derivavano da vari gruppi etnici. Oggi i Viet rappresentano il 90% della popolazione, ma nelle zone montuose vivono ben 54 minoranze etniche. I vietnamiti sono considerati un interessante crogiolo di razze in cui si sono incontrate e fuse le maggiori migrazioni asiatiche e oceaniche.

“Dentro di noi si trovano le radici del bene: il cuore è superiore a qualsiasi talento su questa terra”

(Nguyen Du, fine del diciottesimo secolo)

Le religioni

Quando migliaia di anni fa i Viet si stabilirono nella zona del delta del Fiume Rosso, affascinati e quasi impauriti dalle meraviglie della natura, si resero conto che era fondamentale conoscere le forze che li circondavano, sia visibili che invisibili, sia propizie che ostili; dovevano capirne la natura e le intenzioni; dovevano resistere loro se necessario, e coesistere con loro se possibile, ma mai provocarne l’ira.

Iniziarono così a interrogarsi su che cosa ci fosse in cielo, sulla terra e tra le persone, e cercarono di scoprire il modo in cui le cose emergono, esistono, progrediscono, scompaiono e riemergono. Cercarono le religioni.

Alle radici della religiosità vietnamita sta la percezione della sacralità dell’universo e della vita. Nel Cielo, i vietnamiti venerano i poteri invisibili e i misteri dell’universo. Nella Terra venerano le energie che sostengono la vita. Fra il Cielo e la Terra, e mai separata da loro, c’è la sfera dell’Uomo, che comprende maschi e femmine, antenati e discendenti.

Su questo sottofondo antichissimo si sono innestate le grandi religioni storiche. In un mondo che non conosce il dogmatismo e il fanatismo religioso, taoismo, confucianesimo e buddismo si sono combinati fra loro, dando luogo alla “triplice religione”.

Il culto degli antenati, che riveste una grande importanza in Vietnam, risale a epoche molto antiche, antecedenti all’introduzione delle grandi religioni.

All’interno di molte pagode e di molte case vietnamite si trova un altare dedicato agli antenati. Negli anniversari di morte e nei giorni di festa, su questi altari si fanno offerte d’incenso e di cibo.

In questo culto si esprime il bisogno di riconoscere le proprie radici e di rispettare la sacralità della vita.

Il Tet

La festa più sentita in Vietnam è quella dell’anno nuovo, detta in vietnamita “il Tet”, cioè “la festa” per eccellenza. Si tratta dell’inizio dell’anno lunare, che cade ogni anno in un giorno diverso, un po’ come la nostra Pasqua.

È il momento in cui emerge più che mai l’importante concezione vietnamita della famiglia, dell’universo e dei legami invisibili tra i viventi, gli antenati e le forze spirituali che animano il cosmo. Un vietnamita può essere marxista, esistenzialista, capitalista o agnostico, ma in occasione del Tet non rinuncerà ad immergersi nella tradizione per assorbire l’energia necessaria ad affrontare le gioie e le difficoltà di un nuovo anno.

I riti del Tet iniziano con una cerimonia in onore degli dèi del focolare, che proteggono le case e le famiglie. Durante la notte, i ragazzi e le ragazze escono di casa per raccogliere un ramo di foglie nuove, simbolo di speranza, sperando di incontrare la persona dei loro sogni. Al loro rientro, compongono la prima poesia dell’anno.

In tutte le case, anche le più povere, la tradizione vuole che ci sia un ramo di pesco o di albicocco in fiore. La leggenda dice che il pesco, scoperto fra le montagne del Nord, ospita fra i suoi rami due divinità benevole, molto temute dagli spiriti maligni.

Le arti

Arte in vietnamita si dice My Thuat, che significa ”pratica della bellezza”. L’espressione artistica si manifesta attraverso la musica, la poesia, la danza, il teatro, la pittura, la scultura e l’architettura.

L’arte vietnamita è dominata sopra ogni cosa dalla poesia, che offre la massima testimonianza della cultura e dello spirito di questo popolo. Lo sviluppo della poesia è stato favorito da una lingua estremamente ricca, in cui ogni sillaba può essere pronunciata in sei toni diversi. Semplici frasi possono diventare versi, e pezzi di prosa possono trasformarsi d’incanto in canzoni.

La sera, passeggiando,

contemplo il mondo, l’attimo di un volo d’uccello.

Mille autunni sono passati,

il volto dell’acqua è sempre uguale.

Mille generazioni hanno contemplato la luna,

sempre uguale a se stessa.

Soltanto il cuore dell’uomo

rimane insondabile.

(Nguyen Trai, XV secolo)

Nella sua capanna sul monte,

per tutto il giorno, l’uomo è libero.

Un boschetto di bambù lo protegge

dall’aria fredda delle montagne.

L’erba verde cresce e il cielo canta la sua gioia.

L’uomo solo, fermo sul pendio,

ha le nuvole come uniche compagne.

Il suo spirito è immobile

come l’acqua di un vecchio pozzo.

Quando i ciocchi di pino sono cenere,

l’acqua del tè non bolle più.

Un fruscio d’ali dal fondo della valle

riconduce l’uomo nella luce della primavera.

(ChuVanAn, XIV secolo)

Bambini in Vietnam

In queste antiche tradizioni affonda le radici il Vietnam di oggi, un paese povero in termini economici, ma ricco di civiltà.

Un segno fra tutti è l’attenzione che il paese dedica ai suoi bambini. Programmi d’azione governativi affrontano i problemi più urgenti, come quelli della mortalità infantile, della malnutrizione, della carenza di servizi sanitari e strutture scolastiche, dei minori in particolari difficoltà, insistendo nello stesso tempo sulla qualità dell’educazione da garantire a tutti i bambini. Bisogna promuovere «uno sviluppo armonioso della mente, della creatività, della cultura e dell’etica», ha dichiarato il Primo Ministro alla seconda Conferenza nazionale per i bambini, tenuta ad Hanoi all’inizio del 2001.

Non per nulla il Vietnam è stato il primo paese dell’Asia e il secondo paese del mondo a ratificare la Convenzione sui Diritti del bambino.

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