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Pace nella diversità
di Luisa Bussandri (settembre 2004)

Pace. La prima definizione che troviamo sul dizionario Zingarelli è: "assenza di lotte e conflitti armati tra popoli e nazioni". Non ci soddisfa. Cerchiamo una definizione in positivo. Ce la offre un filosofo del nostro tempo: "la pace è armonia, libertà, giustizia". Non nasce dalla vittoria degli uni sugli altri, ma dalla riconciliazione e dal dialogo. L'associazione Dialoghi vuole camminare in questa direzione. Nata per essere in relazione, in "dialogo" con il mondo intero, l'Associazione ha preso l'Oriente, e il Vietnam in particolare, come punto di riferimento. L'aiuto materiale rappresenta la parte concreta, il mezzo che ci dà l'occasione di lavorare insieme, e lavorando insieme ci permette di confrontarci. Il nostro aiuto economico vuole essere discreto, rispettoso, sottoposto ai loro programmi, alle loro esigenze, perché solo loro possono valutare le loro priorità. Così scopriamo di avere diversità di valori, diversità di criteri di valutazione, diversità di esperienze e di soluzioni. La convivenza di popolazioni diverse (in Vietnam convivono circa 50 etnie differenti) è certamente problematica e difficile, ma l'esperienza centenaria dei vietnamiti ha sicuramente aspetti positivi da scoprire e da cui trarre ispirazione. Diversità di valori. Durante la nostra visita a maggio, in occasione del cinquantesimo anniversario della battaglia di Dien Bien Phu, il Comitato popolare di Hoan Kiem ci ha invitato a partecipare ai festeggiamenti dell'avvenimento che diede inizio alla loro indipendenza dalla Francia e quindi alla fine del dominio coloniale in Vietnam. Ci hanno offerto viaggio e soggiorno a Dien Bien Phu, e una cena in un ristorante di gran lusso ad Hanoi. Ho chiesto che fosse invitata anche Nga, un'amica vietnamita che mi era stata di grande aiuto nei miei primi approcci col Vietnam. Laureata in economia e commercio, Nga lavora presso una ditta privata con un salario mensile di 100 dollari. Credevo si sentisse a disagio nel vedere spendere tanti soldi per una cena e le ho chiesto quale reazione suscitava in lei questo fatto; mi ha risposto: "Per l'amicizia si fa questo". Sono rimasta senza parole. Noi facciamo fatica a capire. Forse avremmo detto: "Perché spendere tanto? E’ meglio risparmiare, c'è bisogno di tante cose!". Quando sono venuti in Italia, forse ci ha sorpreso la "cerimonia dei regali" che accompagnava ogni incontro. Come non abbiamo capito quando alcuni di loro hanno preferito dormire sulle stuoie per terra piuttosto che separarsi dal gruppo. E' il senso profondo della relazione con l'altro, in cui il dono acquista la forza di un debito ineludibile. Abbiamo bisogno di smettere di sorridere con sufficienza, e di cominciare a riflettere. Abbiamo bisogno di conoscere. Come aiutare un popolo senza conoscere i suoi veri bisogni, le sue priorità, il suo modo di concepire una vita piena e felice? Come lavorare per l'avvento della pace nel mondo senza quell'ascolto dell'altro che è il fondamento di ogni dialogo? I gruppi di studio all'interno di Dialoghi sono nati per questo. Abbiamo bisogno di una visuale più ampia. Facciamo solo un esempio, meno banale di quello che sembra: essendo abituati ad aprire il rubinetto e a far scorrere l'acqua senza problemi, noi non ci rendiamo conto dell'importanza e del valore dell'acqua per la vita stessa della gente. Ci sembra normale che l'acqua venga gestita da società private e considerata una merce fra tante altre. Stiamo perdendo il senso dei beni comuni dell'umanità. Ci stiamo convincendo che la Tecnologia e il Mercato risolveranno ogni cosa. Ma i dati delle stesse Agenzie dell'ONU ci dicono che i problemi della fame, della sete, della sanità, dell'educazione, non stanno diminuendo, anzi, sono in aumento. Ormai è palese che i problemi del cosiddetto Terzo mondo hanno la loro radice nei paesi del "Primo mondo", dove dobbiamo ricercare le cause delle disparità che affliggono il pianeta. E' indispensabile un cambiamento nella nostra mentalità, nella nostra cultura. E questo può avvenire soltanto attraverso il dialogo con le altre culture del mondo, nella consapevolezza che hanno tutte lo stesso valore e che devono conoscersi, amarsi e avvicinarsi l'una all'altra per arricchirsi reciprocamente. Per questo abbiamo deciso di sostenere l'avvio e la diffusione dell'Università del Bene Comune, che con le sue facoltà dell'acqua, dell'alterità, della mondialità e dell'immaginario si propone la ricerca di nuove vie per contribuire alla creazione di una società migliore.
Luigina
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